CONTRO IL G8 A L’AQUILA, VERSO IL CORTEO DEL 10 LUGLIO: PER L’UNITA’ DELLE LOTTE CONTRO LA CRISI

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Dall’8 al 10 luglio L’Aquila ospiterà il G8: ancora una volta gli otto Paesi più influenti del mondo si riuniranno per decidere sopra le nostre teste le principali politiche internazionali, il tutto in una situazione di crisi mondiale che negli ultimi mesi si è manifestata violentemente in tutta la sua natura. Infatti quella che ci avevano “venduto” come una crisi finanziaria e provvisoria causata da pochi speculatori, si sta dimostrando legata direttamente all’economia reale; sono davanti agli occhi di tutti le recenti difficoltà di sopravvivenza da parte di molte aziende che, di fronte a questa situazione, stanno rispondendo con licenziamenti di massa e forti attacchi ai diritti dei lavoratori (la Peugeot in Francia e la Fiat in Italia ne sono solo due esempi). Altrettanto palesi e in totale continuità con le politiche aziendali, sono i provvedimenti che la maggioranza dei governi liberisti (di destra o di sinistra che siano) stanno prendendo per affrontare la crisi, tutti rivolti a salvare banche e aziende con ingenti interventi statali, secondo la logica della socializzazione delle perdite e della privatizzazione dei profitti, ad assecondare i licenziamenti, ad incentivare la precarietà e ad attaccare globalmente lo stato sociale tagliando la spesa pubblica, dalla scuola, all’università, alla sanità.

Appare altresì evidente il nesso che lega la crisi economica all’accelerazione del processo di riforma e di destrutturazione del sistema formativo pubblico. La riforma Gelmini della Scuola e la Legge Aprea in via d’approvazione, la legge 133 e il d.l.180 per l’università, oltre a inserirsi nel più ampio contesto di forti tagli alla spesa pubblica, rappresentano esattamente quel tentativo che, a partire dal Processo di Bologna del 1998, è volto a trasformare il mondo della formazione in maniera quanto più idonea alle nuove esigenze di mercato. Per questo le scuole e le università pubbliche sono destinate alla trasformazione in fondazioni di diritto privato, con una logica di gestione da vera e propria impresa: il Preside scolastico diventa Dirigente e avrà il potere di nominare direttamente i docenti, il consiglio d’istituto diventa Consiglio d’Amministrazione all’interno del quale siederanno e avranno peso decisionale finanziatori privati.
Altrettanto preoccupanti sono gli effetti dei tagli presenti nelle Leggi 133 e 180 e che diverranno materiali solo nei prossimi mesi. Di conseguenza assisteremo a forti aumenti delle tasse universitarie per gli studenti, al definitivo smantellamento del Diritto allo Studio, alla proliferazione dei blocchi d’accesso ai corsi di laurea, ad un’ulteriore dequalificazione del sistema scolastico e universitario nel loro complesso.
Per decine di migliaia di insegnanti e ricercatori precari peggiorerà ulteriormente la condizione lavorativa e la possibilità di svolgere un’adeguata ricerca. Per moltissimi giovani laureati saranno quasi del tutto preclusi l’insegnamento scolastico e la ricerca universitaria.

La volontà di chi ci governa è quindi evidente: invece di difendere i salari (magari riducendo anche l’orario di lavoro), incrementare gli ammortizzatori sociali, lottare contro il disastro ambientale e il razzismo dilagante, investire nella spesa pubblica, nella formazione e nella ricerca, si attaccano i diritti dei lavoratori e delle lavoratrici, si gestiscono i conflitti sociali con autoritarismo e repressione, si perpetuano politiche di fatto xenofobe e sessiste strumentalizzando immigrati e donne: in sostanza, si cerca di far pagare la crisi a chi non l’ha provocata.

In questo contesto mondiale si inserisce questo G8, che potremmo tranquillamente definire “il G8 della crisi”. Riguardando agli ultimi summit, in primis quello di Genova del 2001, in cui le stesse otto potenze che si riuniranno a L’Aquila si compiacevano della presunta portata civilizzatrice della globalizzazione, ci ritroviamo oggi di fronte non solo al fallimento di questo sistema, ma anche all’ipocrisia e al paradosso di questi summit. Ancora più grottesca è la decisione del governo italiano di svolgere il G8 a L’Aquila, in un territorio emblema dei disastri causati da un sistema economico basato sul profitto. Il devastante bilancio del terremoto in Abruzzo non è infatti imputabile soltanto a una calamità naturale, ma ad anni e anni di speculazione edilizia, che ha portato alla costruzione di “case di sabbia”, ignorando le più elementari norme di sicurezza con l’obbiettivo di abbassare i costi e aumentare i profitti.

Otto anni dopo Genova però non possiamo dirci in quello stesso clima di opposizione al G8; infatti, mentre nel 2001 si era venuto a creare un movimento mondiale che nonostante i limiti e le differenze aveva creato un fronte unico contro la globalizzazione ed i suoi effetti, oggi, alla vigilia di questo incontro, nonostante l’ultimo anno sia stato caratterizzato da moltissime esplosioni sociali (come il movimento studentesco in Italia, le rivolte in Grecia e le lotte contro i licenziamenti in Francia), ancora non si è prodotto un movimento in grado ricomporre socialmente quello che le classi dominanti stanno cercando di dividere: le lotte di tutti quei soggetti che si oppongono alla crisi e al sistema economico capitalista.

Per questo pensiamo che sia fondamentale che i conflitti prodotti nel mondo del lavoro, nella scuola, nell’università, le resistenze alla speculazione ambientale, contro la militarizzazione dei territori e contro la guerra, le lotte dei migranti e delle donne, di fronte all’arroganza e all’ipocrisia degli otto grandi che si riuniranno a L’Aquila, producano un argine sociale che si opponga in maniera compatta alla crisi e alle politiche governative.
Da questo punto di vista, il G8 di luglio potrebbe rappresentare una grande occasione per il rilancio delle lotte contro la crisi e per una società diversa.

Nel quadro del programma condiviso dalle Assemblee nazionali svoltesi a L’Aquila il 1 e il 21 giugno, parteciperemo al corteo nazionale che si terrà il 10 luglio con partenza alle ore 14 dalla stazione FS di Paganica fino a L'Aquila, a sostegno delle popolazioni colpite dal terremoto, contro la speculazione edilizia e i profitti dei grandi costruttori.

NOI LA CRISI NON LA PAGHIAMO!

COORDINAMENTO dei COLLETTIVI - SAPIENZA