Il movimento contro la Legge 133/08 non si ferma, nonostante l’approvazione del testo. Per questo le molteplici componenti precarie della Ricerca pubblica dell’Università e del Politecnico di Bari si sono ritrovate venerdì 31 ottobre e martedì 4 novembre nell’aula 9 della Facoltà di Lingue e nell’aula 2 della Facoltà di Scienze Politiche. Erano presenti numerosi assegnist*, borsist* …..
Dalla discussione è emersa la consapevolezza del ruolo della Ricerca pubblica (ormai resa precaria) nello svolgimento dell’ordinaria attività didattica delle università italiane e soprattutto il suo ruolo decisivo nell’innovazione e nello sviluppo della ricerca di base in tutti i settori scientifico-disciplinari. Schiacciata e resa spesso invisibile da forme di potere e controllo, e da forme di reclutamento e di assoggettamento di tipo ‘feudale’, la ricerca precaria è una costellazione di soggettività che, attraverso passione e resistenza, continuano ad alimentare la (ri)produzione del sapere in Italia. Resistenza e passione però si logorano, soprattutto nelle condizioni lavorative parcellizzate, discontinue e vessatorie a cui viene sottoposta la ricerca precaria dall’attuale legislazione sul lavoro (dal cosiddetto pacchetto Treu del 1997 alla legge 30/2003) che la priva di fatto di diritti fondamentali come lo sciopero, la malattia, i congedi parentali e le ferie, salari degni e contratti di collaborazione stipulati prima e non dopo la prestazione lavorativa. Si tratta di un affresco in perfetta continuità con la realtà di un mercato del lavoro che subisce sempre più il colpo della crisi economica. Ormai gli effetti di questa crisi non sono più solo i tagli all’istruzione pubblica, ma ricadono anche sul lavoro. Possiamo saggiarli nella Zona Industriale della stessa Bari, dove importanti attori dell’industria automobilistica ricorrono a licenziamenti e alla cassa integrazione (Magneti Marelli, Bosch, Getrag, Bridgeston…).
Questo quadro è aggravato dagli effetti letali che, entro il 2010, saranno prodotti dalla messa a regime della legge 133/08 promossa dal ministro Gelmini.
Contestare questo provvedimento significa anche, per la Rete Ricerca Precaria – Bari, criticare alla radice la condizione attuale dell’università italiana e in particolare la condizione della Ricerca pubblica, gradualmente delegittimata dalle riforme succedutesi negli ultimi 15 anni. Dunque, sarebbe necessario mettere in atto procedure di svecchiamento di questa istituzione, soprattutto per quanto concerne la capillarità e la democraticità del controllo delle risorse, in modo da poter anche promuovere forme contrattuali chiare, stabili e continuative per ricercatrici e ricercatori precar* e rompere così il terribile nesso tra precarietà e povertà. Inoltre, sarebbe urgente una riqualificazione scientifica dei Dottorati di ricerca in Italia e la necessità di una loro copertura finanziaria totale per mezzo di borse, al fine di evitare che il dottorato continui ad essere un’altra forma di reclutamento di manodopera a costo zero, come oggi avviene nel caso dei e delle dottorand* senza borsa.
Perseguire questi risultati potrebbe significare ‘radicalizzare’ le forme di lotta contro la Legge 133/08 da parte della ricerca precaria, con forme di protesta che rendano finalmente visibile la ricerca precaria, eventualmente anche attraverso la sospensione unilaterale delle attività di didattica (esami, lezioni, tutorati, attività di laboratorio, ecc.); ed anche attraverso la partecipazione alle notti bianche organizzate dai due atenei baresi (come la Notte Bianca promossa a Lingue per il 12 novembre o eventuali lezioni in piazza/strada da parte della Ricerca precaria) e disseminando i nostri saperi “precari” facendo lezione in ogni angolo della città.
Prossimo APPUNTAMENTO della Rete ricerca precaria: giovedì 6 novembre alle ore 13:00 presso l’aula 2 auto gestita di Scienze politiche, per organizzare la nostra presenza (striscione e volantino) al corteo regionale del 7 novembre.
Idee e proposte emerse: organizzare un dibattito-incontro con i docenti mobilitati di Bari per discutere sul ruolo imprescindibile della formazione, della didattica e della ricerca pubblica, indipendente ed autonoma, non legata agli interessi delle imprese e dei loro profitti, come previsto da questa riforma.
RETE RICERCA PRECARIA - BARI