Contro la fabbrica della precarietà rivoltiamo l’Università
L’Università pubblica subisce riforme che hanno l’esclusivo obiettivo di smantellare il diritto allo studio e di svenderla ai privati da ormai vent’anni; è proprio in quest’anno che l’Università si accinge ad affrontare l’ennesimo e, forse, finale colpo che sancirà la fine dell’istruzione pubblica.
In questi mesi, il Parlamento si accinge a discutere e ad approvare il D.d.l. Gelmini che, arriva appena un anno dopo l’avvento della famigerata l. 133, la quale ha visto migliaia di studenti/esse riversarsi nelle piazze al grido di “noi la crisi non la paghiamo”.
Questo slogan, chiaro ed efficace, palesa il netto rifiuto e l’opposizione alle politiche di questo governo che fa pagare la crisi a chi non l’ha provocata, a chi la subisce quotidianamente, facendo diventare l’Università da luogo di cultura e di formazione a fabbrica della precarietà, assoggettandola a criteri mercantilistici e, infine, relegandola ai margini della società.
Il suddetto D.d.l. sancisce ciò che nella l. 133 si intravedeva soltanto, ovvero l’apertura delle porte degli atenei ai privati, attraverso la loro presenza obbligatoria di almeno il 40% nei C.d.a., ai quali verranno estesi maggiori poteri incidendo, dunque, sugli indirizzi strategici che le singole facoltà dovranno adottare e sulla didattica che diventerà sempre più dequalificata e scadente; il Senato Accademico non avrà più poteri decisionali, la rappresentanza studentesca verrà dimezzata nei singoli organi, relegandola ad un ruolo di mera presenza senza poter influire in alcun processo decisionale. Infine, saranno previsti prestiti onerosi elargiti dalle banche che faranno indebitare gli student* ancor prima di laurearsi, con la conseguenza che gli studenti indigenti non potranno permettersi l’accesso all’istruzione.
Tutto ciò risponde ad una sola ragione: l’Università è vista come un peso dai vari governi, sia di centro-destra che di centro-sinistra, piuttosto che luogo di cultura e di formazione, regalandola quindi ai privati che, molto intelligentemente, non investiranno nemmeno un euro; questi ultimi utilizzeranno un bene pubblico ad uso privato, socializzando le perdite (facendole pesare agli student* aumentando le tasse) e trattenendo i profitti.
In questo disastroso quadro c’è chi ancora non smette di lottare, chi ancora non si piega a questa idea di Università che ci viene propinata dal Ministro dell’ Istruzione di concerto con quello dell’ Economia e Finanza, chi pretende un Università pubblica, laica e di qualità, chi pretende una didattica partecipata e critica, chi si oppone allo smantellamento del diritto allo studio e, infine, chi crede che l’Università non bisogna riformarla ma raderla al suolo ed esser ricostruita da chi la vive ogni giorno, da chi ne conosce e ne subisce i problemi, ovvero noi student*!
Ed è proprio grazie l’autorganizzazione degli student* che mercoledì 27 gennaio 2010 si è raggiunta una grande vittoria nella facoltà di Giurisprudenza de la Sapienza.
Ci siamo ripresi i nostri tempi di studio, grazie alla mobilitazione messa in atto dagli studenti e studentesse, il C.d.f. è stato costretto a deliberare l’istituzione di un appello straordinario previsto per il mese di marzo, data l’inadeguatezza dell’attuale calendarizzazione, dove l’appello di novembre e quello di gennaio sono due appelli fasulli, concentrando le date di esame in una sola settimana, insufficiente per poter avere una preparazione adeguata.
Un'altra Università è possibile, basta volerla e lottare per conquistare ciò che ci spetta!!
LOTTA E VINCI
Collettivo di Giurisprudenza