26 arresti e altri 15 provvedimenti a distanza di 6 mesi. Questa la vendetta delle pubbliche autorità sulla prova di forza dimostrata dai movimenti di tutta Italia il 3 luglio 2011 in Val di Susa.
Quel giorno, decine di migliaia fra abitanti della Valle, lavoratori, precarie, studenti e studentesse hanno provato a riprendersi un cantiere (quello per la ferrovia ad alta velocità) inattivo e vuoto ma difeso da un esercito di carabinieri, polizia e finanza con una violenza che ha ricordato i giorni più bui di un altro luglio, quello del 2001 a Genova durante le giornate del G8.
I lacrimogeni sparati a migliaia (ricordate le intercettazioni fra i reparti che lamentavano l'esaurimento delle scorte già a metà giornata?) ad altezza uomo o da sopra gli elicotteri direttamente sulle teste dei manifestanti; l'impiego dispendiosissimo di uomini e mezzi che per settimane hanno occupato la "Libera Repubblica della Maddalena" così come 6 anni prima provarono a fare con la "Libera Repubblica di Venaus", il precedente presidio del movimento NoTav sgomberato e riconquistato nel dicembre del 2005.
A poche ore dall'uscita di un film teso a mostrare il lato buono di queste e di altre storie di ordinaria violenza di stato ma soprattutto dopo le retate messe in campo dal Piemonte alla Sicilia, ricordare chi erano i buoni e chi i cattivi quel giorno è dovere di tutti e tutte noi.
Sì perché per una volta, decidiamo di fare nostre le formule con cui la politica ufficiale descrive il suo operato e accogliamo pienamente la distinzione fra buoni e cattivi.
Il 3 luglio in Val di Susa c'erano i cattivi, pagati per difendere la logica del profitto contro quella della vita e della democrazia e c'erano i buoni, quelli e quelle che in una caldissima giornata estiva hanno assunto la lotta della Valle come la loro lotta, la nostra lotta contro gli attacchi più brutali di un sistema malato.
Sarà proprio questo a fare tanta paura, la capacità cioè di legarsi, di mettere insieme forze e idee dimostrata quel giorno. O sarà che la Tav è patrimonio di tutti i governi locali e nazionali che dominano la scena politica italiana da decenni figurarsi che importanza può assumere per il governo dei banchieri dal sostegno bipartisan.
"La Tav si farà" diceva il neogoverno Monti addirittura il giorno del suo insediamento, allo stesso modo di come la sua realizzazione era in cima ai programmi di Fassino e di tutto il Pd piemontese e nazionale, nonchè cavallo di battaglia di tutti i governi Berlusconi.
E allora reprimere e vendicarsi su chi quel giorno ha dimostrato e lottato contro un progetto tanto devastante quanto inutile, teso esclusivamente a garantire profitti per pochissimi sulle vite di un'intera popolazione. E colpire là dove fa più male, su quei soggetti cioè che partendo da altre lotte, come quella contro la privatizzazione e lo smantellamento dell'Istruzione Pubblica, hanno fatto loro quella di una popolazione che resiste da vent'anni.
Mentre scriviamo molti compagni e compagne sono nelle carceri italiane, sbattuti lì dentro a mesi e mesi di distanza dai fatti che vengono loro contestati.
A loro va tutta la nostra vicinanza e solidarietà nella speranza di poterli riabbracciare presto, di riaverli e riaverle accanto a noi nelle lotte di tutti i giorni, con la volontà di ritornare prestissimo con loro lassù in Valle, lì dove i potenti d'Italia hanno tanto paura di noi.
AteneinRivolta - Coordinamento Nazionale dei Collettivi