Il capitalismo cerca di uscire dalla crisi con la compressione di diritti e retribuzioni e con la macelleria sociale.
L'obbedienza è supportata e promulgata dal trio Marchionne, Gelmini e Maroni che creano una guerra tra poveri: italiani e stranieri, precari e cosiddetti garantiti, lavoratori di diversi Paesi per le briciole di chi si arricchisce sulle loro spalle.
Mai come in quest'autunno abbiamo infatti visto reprimere qualsiasi manifestazione del dissenso, dell'indisponibilità a farsi saccheggiare i territori, a vedersi negati i diritti e privatizzati i beni comuni: nei periodi di crisi l'unico swing è quello dei manganelli.
Nonostante l'impegno dei media, degli studiosi e di raffinati analisti di questa crisi, di dividere la società in mille rivoli incomunicanti e impermeabili, la consapevolezza della necessità di connettere le lotte diventa sempre più forte.
La paura che questa convergenza suscita nel governo e nella classe imprenditoriale si manifesta con chiarezza nello slogan, ripetuto ossessivamente, di 'farla finita con gli anni '70'. Erano quegli anni in cui studenti e lavoratori fraternizzavano nelle comuni lotte e mobilitazioni. Anni che li ha visti protagonisti di una riappropriazione collettiva di diritti e dignità. Anni in cui si è riusciti ad immaginare una società diversa.
E' impossibile non vedere il collegamento tra i proclami all'efficienza e al finto merito per un sistema universitario verticistico e sottofinanziato, in cui è scomparso il diritto allo studio, e il ricatto di Marchionne che estende una precarietà che colpisce fasce sempre più ampie della popolazione.
Straordinari obbligatori, aumento dei ritmi di lavoro e riduzione delle pause, abolizione dell'indennità per i primi giorni di malattia ed eliminazione delle rappresentanze dei lavoratori che si oppongono al ricatto della produttività, non sono altro che versione “metalmeccanica” della stessa mancanza di garanzie che viviamo anche noi come giovani precari e studenti.
1 giovane su 5 dai 15 ai 29 anni è disoccupato e non può permettersi gli studi, l'università è il luogo della precarietà strisciante: precari sono i lavoratori delle cooperative che vi lavorano, precari i lavori per mantenersi gli studi e quelli sottopagati che doveremmo accettare a testa bassa dopo la laurea. Gli studenti e le studentesse sono allo stesso tempo consumatori e merce in questo sistema universitario aziendalizzato: devono essere efficienti consumatori di crediti e merce qualificata e sottopagata da immettere nel mercato del lavoro.
Alla piazza del Popolo in fiamme di Roma incendiata da una generazione che ha perso il presente e con esso le aspettative di vita future, ha risposto la dignità dei lavoratori di Mirafiori che hanno votato no, coraggiosi e lungimiranti nel vedere dietro il ricatto di Marchionne lo svilimento totale dell'attività lavorativa, la precarizzazione generalizzata e la sua subordinazione ai diktat finanziari.
Quel 46% di NO di Mirafiori rappresenta una prima barricata da cui partire, attraverso alleanze reali, per riprenderci ciò che ci stanno togliendo ogni giorno con il pretesto della crisi, per immaginare un futuro diverso.
Trento, 28 Gennaio ore 8:30 - concentramento rotonda di via dei Muredei
Collettivo Universitario Trento Anomala
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