Sono passate due settimane dalla grande e partecipata manifestazione internazionale del 15 Ottobre. Tanto si è detto, tanto si è chiacchierato; i fatti pur discutibili avvenuti in quell'occasione sono stati al centro di un dibattito pubblico esasperato per giorni e giorni. Con troppa facilità e superficialità i media si sono dilungati nella creazione del solito gioco "buoni vs cattivi" che non ha fatto altro che offrire l'occasione a qualche politico di lanciare sparate estemporanee e grottesche: abbiamo sentito parlare di "legge Reale bis" e fideiussioni, e abbiamo assistito alle ordinanze restrittive del sindaco Alemanno; come se i nostri problemi fossero questi. Come se le istanze di un movimento che sta animando da mesi le piazze di tutto il mondo si potessero fermare e impantanare davanti agli ultimi respiri di una classe politica vecchia e logora, che ha ormai perso il controllo della situazione. La rivolta sociale si sta allargando a macchia d'olio, contagiando tutto il panorama italiano e andando a toccare tutti i settori della società. E' questo il responso principale del 15 Ottobre, il dato da cui dover ripartire. Ci sono i presupposti per creare un movimento largo e trasversale, che non si fermi davanti alla calendarizzazione delle proteste; un movimento che possa dare vita a qualcosa di nuovo, un movimento che attraverso nuove dinamiche e pratiche possa riportare cittadine e cittadini a sentirsi protagonisti delle proprie vite e dei propri territori. Ci sono i presupposti per dare un seguito alla grande partecipazione e all'evidente disposizione alla lotta emerse sia dal 15 Ottobre che dal 7, giorno in cui moltissimi studenti avevano già protestato nelle vie di tutta Italia contro le politiche di chi ci vuole asserviti a un'economia in preda a una crisi senza precedenti.
In quest'ottica gli studenti hanno deciso di rilanciare la mobilitazione, di scendere in piazza di nuovo e subito: per non arretrare di un passo davanti a quello che è un punto di non ritorno. Un sistema, il capitalismo, gestito da banchieri, speculatori e imprenditori senza scrupoli è definitivamente in crisi; quell'1% di popolazione che detiene la metà della ricchezza mondiale sta boccheggiando ed è consapevole che c'è un unico modo di salvare il proprio status quo: continuare a fare profitti sulla nostra pelle, sulle nostre spalle. E così ci parlano di debito, di crisi dei mercati, di stabilità, continuano a propinarci manovre su manovre, misure inique e ingiuste. E' di questi giorni l'ufficializzazione di nuovi e pesanti piani di austerity da parte del nostro governo che, cedendo con piacere ai ricatti della BCE, torna a parlare di licenziamenti facili e pensioni a 67 anni. E noi dovremmo stare a guardare mentre le nostre vite vengono svendute, i nostri diritti cancellati e la nostra dignità calpestata per aggiustare una crisi che non ci riguarda e per pagare un debito che non abbiamo creato?
Il 3 Novembre si riunirà a Cannes il G20. Ancora una volta un gruppo di poche persone colluse con un sistema finanziario marcio si ritroverà ad impostare il futuro di milioni di persone sulla base di politiche economiche non condivise da nessuno. E' per questo che in quella data migliaia di studenti romani scenderanno in piazza, per far sentire la voce del 99% a chi continua a ignorarla, per intaccare una situazione che mai come in questi mesi è sembrato possibile scalfire, per fare un ulteriore passo in un percorso che, attraverso nuove forme e pratiche, dovrà dare energia a un movimento internazionale che oggi chiede un cambiamento globale, un movimento che non ha soluzione di continuità e che ha acquisito una consapevolezza della propria forza sempre più grande.
Il 3 Novembre scenderemo in piazza per riprenderci le strade e con esse il nostro presente ed il nostro futuro.
Take the Street, Take the Future!
Collettivo Lombardo Radice - Roma