università

Trento 30.6 - Intitolazione dell'aula13 liberata a Rostagno

01/7/2011

L'università critica non si sgombera, anomali contro ogni normalizzazione

Oggi è avvenuta l'intitolazione dell'aula13liberata a Mauro Rostagno, ex studente della facoltà, protagonista del movimento studentesco trentino che invase i corridoi e le aule di Sociologia fin dal gennaio del 1966, fondatore di Lotta Continua e giornalista antimafia.

L'aula Rostagno autogestita non nasce per una necessità di icone da appiccicare alle pareti, ma per affermare il valore dell'università critica e sociale, capace di trasformare il mondo, in un momento in cui questa istituzione totalmente distorta dagli interessi privati. Se il futuro dell'aula liberata al primo piano di Sociologia, per due anni e mezzo spazio di dissenso e produzione di sapere critico nell'ateneo, è incerto, tristemente sicuro è quello dell'ateneo, avvolto ormai da un anno da un processo di provincializzazione verticistico.

Questo è una sperimentazione trentina, che accoglie, peggiorandole, molte indicazioni della legge Gelmini, con l'aggravante che l'intero processo è stato condotto dai politici e dagli imprenditori locali, che, dato il passaggio di oneri finanziari e amministrativi dallo Stato alla Provincia autonoma, si sono sentiti in dovere di escludere dalla discussione qualsiasi parte del corpo accademico.

Noi studenti non decidiamo mai, e questo si sa, però l'amministrazione centrale dell'Ateneo, governo supremo che ormai scavalca anche il nostro rancoroso rettore che per anni ha sbandierato inutilmente la bandierina sgualcita dell'università di qualità (o meglio con i soldi), si è attivata da subito per eliminare il dissenso che attraversa le facoltà.

Il primo obiettivo? La facoltà di Sociologia, portatrice non solo di un passato remoto di occupazioni annuali, ma anche sede odierna per chi lotta contro la mercificazione del sapere.
Lì infatti, nell'unica aula autogestita dell'ateneo, si riunisce il collettivo universitario TrentoAnomala, il principale responsabile nell'aver reso pubblica già da ottobre la procedura attraverso cui “l'incontestabile” presidente della provincia Dellai voleva trasformare l'università in un'istituzione ad uso e consumo degli interessi imprenditoriali locali o che qui trovano sede.

I pretesti attraverso cui stanno provando a domare l'anomala facoltà di Sociologia sono due.
Da un lato la riconfigurazione degli spazi accademici, nonostante l'immenso patrimonio immobiliare dell'ateneo, va a ricadere sulla già densa facoltà di via Verdi e nello specifico sull'aula autogestita che dovrà spostarsi dal primo piano, perdendo così la possibilità di colorare ogni giorno la centrale via di Trento con striscioni che richiamano a eventi, conflitti e mobilitazioni.

Dall'altro si prova a normalizzare tutta quella zona grigia che permette alle studentesse e agli studenti l'autogestione, la discussione e il dissenso.

Il 24 maggio infatti, dopo un mese di continui colloqui con la presidenza per farci autorizzare una festa nel cortile interno della facoltà per la promozione del vittorioso referendum, siamo stati costretti ad occupare. Una vera e propria anomalia, per un utilizzo dal basso degli spazi che dovrebbe essere consuetudine, ma che diventa eccezione nel momento in cui la prima necessità per la triade politico imprenditoriale Dellai-Egidi-Tomasi è quella di ripulire l'ateneo da volantini, striscioni e mobilitazioni.

Per noi era fondamentale reclamare la necessità di spazi di autogestione nell'università riformata, in cui gli studenti diventano matricole mute da rinchiudere in qualche aula studio nei sotterranei o da spostare velocemente per i vuoti corridoi delle facoltà. Reclamare questo significa rivendicare spazi di democrazia diretta, proprio come hanno fatto tre settimane dopo più di 27 milioni di italiani andandosi a riprendere la gestione comune dei servizi idrici e bloccando la scellerata ipotesi di ristabilire un piano nazionale di costruzione di centrali nucleari.

La risposta dell'ateneo è stata un'inspiegabile fattura di 500 euro accompagnata da minacce di sanzioni come il blocco di lauree ed esami per gli attivisti del collettivo universitario.
Non intendiamo cadere in nessun ricatto e la giornata di oggi lo conferma: ogni volta che provano ad attaccare chi si mobilita in questo ateneo rispondiamo con la partecipazione non solo di studentesse e studenti, ma di tutte quelle persone che mobilitandosi su varie tematiche, dal primo marzo migrante, passando per la lotta contro l'inceneritore, fino alle battaglie per i beni comuni, hanno costruito con noi l'università sociale.

Siamo convinti che finché manterremo vivi gli spazi di comunicazione, dissenso, autoformazione e mobilitazione fuori e dentro l'università, non abbiamo niente di cui aver paura, proprio come in Val Susa!

collettivo universitario TrentoAnomala

guarda la videoinchiesta

LETTERA AL FORUM DEI MOVIMENTI PER L'ACQUA BENE COMUNE

Nella facoltà di Trento, si sta creando una situazione sconcertante e al tempo stesso che fa riflettere.
Noi, studenti del collettivo TrentoAnomala, soggetto e fulcro delle mobilitazioni degli ultimi anni in università e non solo, stiamo subendo un attacco che ha bisogno di essere denunciato a tutti quei movimenti che quest'anno si sono mobilitati, costruendo tutti assieme la straordinaria vittoria del referendum del 12 e 13 Giugno.
Il 24 maggio, abbiamo deciso di promuovere la campagna referendaria organizzando all'interno della facoltà di Sociologia una festa ricca di interventi, dibattiti e banchetti informativi.
Con il dovuto anticipo ci siamo mossi per avere tutti i permessi necessari, ma, il pomeriggio stesso dell'iniziativa, ci siamo visti negare i permessi. Credendo che la riappropriazione degli spazi significhi reclamare democrazia, spesso messa sotto attacco come i beni comuni che tutti e tutte stiamo difendendo, abbiamo creduto che occupare la facoltà per la giornata fosse giusto e necessario, perchè per fermare l'informazione e zittire un dissenso che anima le nostre piazze da mesi ci vuole ben altro che una piccola carta burocratica. Alcuni giorni dopo la festa, che ha visto la partecipazione di più di 500 persone, ad alcuni soggetti del collettivo, riconosciuti forse come i più attivi, è stata recapitata una fattura che si aggira attorno ai 500euro, per rimborsare alla portineria le ore extra svolte durante la giornata dell'occupazione.
Opponendoci al pagamento assurdo di questa fattura, ci è stata fatta una minaccia che ha dell'incredibile e inaccettabile; ci è stato detto che o paghiamo la fattura o alcuni di noi verranno sospesi dall'Università, non potranno più accedere agli esami e dunque alla laurea.
Un ricatto, perchè lo riteniamo un vero e proprio ricatto, deve avere una risposta forte e chiara da parte di tutti coloro che hanno contrastato la mercificazione del sapere, i ricatti dei Marchionne, coloro che hanno costruito in un bellissimo clima la vittoria referendaria.
Crediamo che delle sospensioni per aver contribuito ad una lotta che ha visto il 12 e 13 giugno più di 27 milioni di italiani, siano inaccettabili.
Chiediamo di prendere una posizione al comitato referendario, perchè questi fatti non passino inosservati.
Da Trento alla Val di Susa, nessuno di noi ha paura e accetta nessun tipo di ricatto!

collettivo universitario TrentoAnomala

Audio da Francoforte

18/5 h.19:55 Notizie sulla manifestazione di domani
18/5 h.19:40 Resoconto del pomeriggio di mobilitazione
18/5 h.13:20 Corteo raggiunge la sede del Sindacato DGB
18/5 h.13:10 Corteo Selvaggio per la città bloccato dalla Polizia
18/5 h.12:55 Intervista a Luciano da Radio Black Out
18/5 h.12:19 La Polizia comincia a sgomberare sotto la BCE!

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